La Pieve di Balerna

La storia del Comune di Balerna è altresì legata a doppio filo all’importanza regionale che la Pieve di Balerna (questa la denominazione della circoscrizione durante il Medioevo) ha rivestito in ambito ecclesiastico sino all’epoca del Concilio di Trento. Attestata sin dal XII secolo, la Pieve – riunita in consorzio con quelle di Uggiate e Riva S. Vitale, ovvero l’equivalente del territorio attuale del Distretto del Mendrisiotto – passò dalla dominazione del vescovo di Como, dei Visconti e degli Sforza a quella dei Confederati, che, nel 1512, la trasformarono in un possedimento svizzero, costituitosi in baliaggio assieme a Mendrisio nel 1521.

 

Ma cos’è esattamente una Pieve? La parola ad Antonietta Moretti, docente di storia al Liceo cantonale di Mendrisio e autrice della voce in questione per il Dizionario Storico della Svizzera (consultabile anche online all’indirizzo: www.dss.ch): “La pieve (dal latino plebs, cioè popolo; dunque il populus fidelium e per estensione il territorio) è dal VI-VII secolo l’insieme di villaggi dipendenti da una stessa chiesa battesimale. La pieve ecclesiastica caratteristica dell’Italia centro-settentrionale si mantenne fino alla Riforma tridentina, malgrado avesse subito vari processi di frantumazione e di vera e propria dissoluzione a partire dal XIII-XIV secolo nelle regioni di montagna e dal XV secolo ovunque. Nel territorio che forma l’attuale Canton Ticino si costituirono le pievi di Agno, Balerna, Bellinzona, Biasca, Locarno, Lugano, Riva San Vitale, della Valle Capriasca, e forse anche una con centro a Olivone. Le pievi di Agno, Locarno e Bellinzona, in origine ambrosiane, passarono alla diocesi di Como entro l’XI secolo. In particolare nel Sottoceneri, il termine pieve assunse anche valore civile, specialmente dopo la fine del dominio della città di Como (...)”.

 

Dopo il Concilio di Trento, come accadde anche altrove, Balerna perse gradualmente la sua importanza ecclesiastica regionale a causa della progressiva creazione di parrocchie indipendenti (la prima quella di Vacallo nel 1573, l’ultima a Monte nel 1821). Dopo l’esperienza napoleonica – contraddistinta dalla minaccia francese di annessione del Mendrisiotto da parte della Lombardia – e la creazione del Canton Ticino (1803), Balerna divenne a titolo definitivo un possedimento elvetico. L’importanza religiosa del luogo si affievolì ma non scomparve completamente. Basti pensare che, nella seconda metà del XIX secolo, nel borgo momò soggiornò per anni monsignor Eugenio Lachat, primo amministratore apostolico a capo della diocesi ticinese che prese dimora a Palazzo Belvedere.

 

Le “pietre della memoria”

 

Le testimonianze ancora visibili dell’importanza ecclesiastica rivestita in passato da Balerna sono molteplici, basti pensare ai numerosi edifici religiosi presenti su tutto il territorio comunale, vere e proprie “pietre della memoria”.  Oltre alla Collegiata di S. Vittore Martire (con l’Ossario del 1759), alla chiesa di S. Giovanni Battista e della Vergine (l’antico battistero), la Villa vescovile (detta Belvedere) e gli Oratori di S. Antonio da Padova (a Cereda) e dell’Addolorata (a Pontegana), l’edificio religioso che desta il maggiore interesse dal punto di vista storico è senza dubbio il Palazzo della Nunziatura, che forma un unico complesso con la Casa arcipretale.

 

Il Palazzo della Nunziatura e la Casa arcipretale

 

Innanzitutto chi è il Nunzio apostolico? Una sorta di ambasciatore del papa, dotato di una carica equiparabile al rango vescovile, istituita nel XVI secolo e sostenuta pure da San Carlo Borromeo, che svolge una doppia funzione: quale rappresentante diplomatico della Santa Sede fornisce alla curia romana informazioni sul paese che lo ospita e opera secondo le istruzioni ricevute da Roma e, nella sua funzione ecclesiastica, invece, fa da mediatore tra vescovi, clero e curia, informa la Santa Sede sulla Chiesa cattolica del paese ospite e verifica l’idoneità dei candidati nelle elezioni e nomine vescovili. Dopo l’invio di diversi missionari con incarichi precisi e puntuali, nel 1586 venne istituita a Lucerna una Nunziatura permamente, destinata a restare ininterrottamente sul suolo elvetico sino al 12 dicembre 1873, quando la condanna di Pio IX contro il Kulturkampf in Svizzera portò all’immediata interruzione dei rapporti diplomatici tra il Papato e la Confederazione (fonte: Dizionario Storico della Svizzera, voce: Nunziatura).

 

Il Palazzo della Nunziatura di Balerna era il luogo in cui, già prima della creazione della Nunziatura permanente di Lucerna, i rappresentanti dei Cantoni cattolici ed il parroco di Balerna ricevevano il Nunzio apostolico durante le sue visite nella Confederazione e, in un secondo tempo, lo scortavano al di là delle Alpi. La costruzione originale data probabilmente del XII secolo e venne poi riedificata nella prima metà del XVIII, all’epoca dell’arciprete Giacomo Torriani (in carica dal 1701 al 1757 e figlio del pittore Francesco Innocenzo). I lavori di restauro compiuti nel 2001-2003 hanno permesso di riportare al proprio originario splendore i soffitti lignei dipinti e diversi affreschi murali.

 

In particolare, il soffitto della sala di ricevimento al primo piano è ornato da pitture tardobarocche e da quattro medaglie monocrome raffiguranti “Ester e Assuero”, “Susanna e i vecchioni”, “Giuditta e Oloferne” e la “Verità scoperta dal Tempo”, mentre sulla parete di fondo campeggia la “Flagellazione di Gesù” di Carlo Innocenzo Carloni (1745 circa).

 

La Collegiata, il Battistero e l’Ossario

 

La Collegiata di San Vittore Martire è una delle chiese più antiche del distretto. Attestata già in un documento del 789, la sua costruzione risale probabilmente ai primi secoli di diffusione del Cristianesimo nel Sottoceneri (V-VI secolo). Sede di un capitolo e capopieve sin dal IX secolo, ricostruito in epoca romanica, l’edificio venne ampliato nel XVI secolo ed assunse la forma attuale a tre navate nel 1818, dopo i lavori di ristrutturazione di Pier Luigi Fontana. Numerosi gli elementi decorativi, tra i quali vale la pena citare le opere di Agostino Silva (all’esterno) ed il ciclo di affreschi sulla vita di San Vittore, dipinti sulla cupola a vela e sulle pareti della seconda campata da Francesco Antonio Giorgioli.

 

L’antico Battistero, ovvero la chiesa di San Giovanni Battista e della Vergine, posta a ridosso della parete sud della Collegiata, forma con essa un unico complesso, al quale va aggiunto l’Ossario tardobarocco, opera nel 1759 di Antonio Monzini e successivamente, nel 1927, traslato nell’attuale posizione per consentire il passaggio della strada cantonale.