Tra Antichità e Medioevo

Possiamo quindi ipotizzare che Balerna fosse un centro abitato già in epoca preistorica, ma fu solo con la conquista romana della regione prealpina che il nucleo acquistò una certa importanza. Con il diffondersi del Cristianesimo, attorno al V secolo, Balerna divenne Pieve e successivamente venne occupata dai Longobardi, la cui presenza è attestata a Pontegana da un documento dell’VIII secolo. Dopo i Longorbardi giunsero i Franchi ed infine il territorio passò sotto il controllo della Mensa vescovile di Como. Dalla diocesi al comune lariano, passando per le guerre contro i Milanesi – che espugnarono con un sotterfugio la rocca di Pontegana – la Pieve di Balerna, tra il Trecento ed il Cinquecento, cambiò più volte appartenenza e solo a partire dal 1521 il villaggio fece stabilmente parte dei possedimenti dei cantoni elvetici, costituendo assieme al borgo di Mendrisio il baliaggio più meridionale della Svizzera.

 

Il Castello di Pontegana

 

I ruderi del Castello di Pontegana rappresentano a tutt’oggi una delle poche testimonianze ancora visibili del sistema di difesa del territorio esistente nel Basso Mendrisiotto sin dal periodo romano. Il Castello di Pontegana altro non era che un anello della linea di fortificazioni che comprendeva altresì quelli di Castel San Pietro, di Morbio Inferiore, di Morbio Superiore e probabilmente quello che sorgeva in zona “al Caslasc” proprio a Balerna, residenza nell’ottavo secolo del signore longobardo Guniataut Rotcoassi. I resti del “Caslasc” (letteralmente “castellaccio”), al confine con il Comune di Castel San Pietro, erano ancora visibili nel XIX secolo, tanto che essi vennero minuziosamente descritti dallo storico Giuseppe Martinola nelle sue opere sul patrimonio storico-artistico della regione.

 

Il Castello di Pontegana, ormai ridotto ad un cumulo di macerie a fianco dell’Oratorio dell’Addolorata (che sorge a sua volta sulle fondamenta del precedente luogo di culto dedicato a S. Ilario, già cappella del complesso fortificato), viene citato per la prima volta in un documento redatto da Totone da Campione come proprietà di Ragiperto da Pontegano, figlio di Ragifrit, nel 789 dopo Cristo. L’origine del castello è però più antica: difficilmente collegabile alla presenza degli Insubri – una tribù gallica stanziata nella regione già qualche secolo prima di Cristo – ma più probabilmente bizantina e databile attorno al 400 dopo Cristo.

 

Tramontato il dominio longobardo, attorno all’anno Mille la fortificazione passò sotto il controllo del vescovo di Como e, nel 1126, venne espugnata dai Milanesi che riuscirono a conquistarla solo grazie al tradimento del corrotto castellano Gisalberto Clerici. L’edificio non fu distrutto e restò abitato almeno sino al XIV secolo quando il vescovo di Como Bonifacio da Modena (a cui è pure legata la storia della Chiesa Rossa di Castel San Pietro) ordinò alcuni lavori di ristrutturazione. Altre testimonianze dell’attività del maniero risalgono al XVI secolo. Successivamente una parte dei suoi ruderi venne utilizzata per la costruzione della facciata della Collegiata, mentre, nel 1962, un’altra parte fu abbattuta per far posto all’attuale caseggiato, riciclando parte delle mura nella costruzione della ferrovia e dell’autostrada sottostante il promontorio del castello.

 

Pontegana, miti e leggende

 

Numerose sono le leggende legate a Pontegana e al suo promontorio, sulla sommità del quale sono ancora visibili non solo i ruderi del castello ma anche alcuni sarcofagi di pietra risalenti all’epoca romana.

 

La tradizione popolare individua infatti a Pontegana uno dei numerosi barlott, ovvero uno dei luoghi in cui nottetempo le streghe si riunivano per adorare il Diavolo e ricevere da lui i poteri necessari per compiere il male. Nel loro studio sui processi per stregoneria nel Distretto del Mendrisiotto, Alberto Cairoli e Giovanni Chiaberto citano Pontegana nell’elenco dei luoghi visitati da un esorcista (cfr. CAIROLI Alberto, CHIABERTO Giovanni, La strega, i corpi, la terra – Lettura di processi per stregoneria nel baliaggio di Mendrisio (1536-1615), in: Archivio Storico Ticinese, N. 79, Bellinzona, Anno XX, Settembre 1979, p. 215, Tav. 8).

 

Non di sole streghe, però, si è nutrito l’immaginario collettivo balernitano nel corso dei secoli. Lo storico Louis Delcros, ad esempio, ci ha tramandato una versione scritta della leggenda del lebbroso di Pontegana, che presenta diverse tematiche tipiche dei racconti popolari.

 

Ambientata all’epoca delle crociate, la storia narra del ritorno a Pontegana del cavaliere Rinaldo, figlio del castellano e vassallo del conte di Seprio, che a Gerusalemme aveva contratto la lebbra. Una volta rientrato a casa, Rinaldo si isola nei boschi, in attesa della morte, ma viene salvato dalla devozione e dall’amore di Angelina, figlia del fattore di Pontegana alla quale lo stesso Rinaldo, prima della sua partenza per la Terra Santa, aveva regalato una statuetta di legno raffigurante la Vergine Addolorata. La giovane donna, disposta addirittura a sacrificarsi per il suo amato, prega la Madonna, la quale le parla e le svela il modo di guarire il cavaliere dalla lebbra. La storia termina – e come potrebbe essere altrimenti? – con le nozze tra i due giovani e con la statua lignea della Madonna conservata nel tesoro disperso di Seprio, ma celebrata a Pontegana con la costruzione, qualche secolo più tardi, dell’Oratorio dell’Addolorata laddove prima sorgeva la cappella dedicata a Sant’Ilario (DELCROS Louis, Il lebbroso di Pontegana (Me 8), in: AA.VV., Il meraviglioso – Leggende, fiabe e favole ticinesi, Vol. 3, Sponde del Ceresio e Mendrisiotto, Locarno, Armando Dadò Editore, 1992, pp. 163-169).

 

Streghe, cavalieri, amori impossibili e guarigioni miracolose per intercessione della Madonna sono solo alcuni degli elementi ricorrenti di fiabe e leggende del Mendrisiotto, anch’esse parte integrante del nostro passato e delle nostre tradizioni.